mercoledì 13 giugno 2012

23 cose che ho imparato di me stesso in 23 anni di vita



1. Quando una cosa che intendo scrivere sta prendendo forma, quando la mia laurea è in dirittura d’arrivo, quando per il mio futuro sto esplorando le opzioni, quando nella mia vita non c’è niente di nuovo e sto aspettando che mi rispondano, quando non ho programmi o mi si incoraggia a portare avanti un progetto in sospeso, è allora che mi sento più pigro e depresso.



2. Non ho mai creduto a Babbo Natale, nemmeno da bambino, e ho sempre cercato di convincere i miei amici di 5-7 anni che fosse tutta una menzogna. Ho smesso di credere nei fantasmi quando ho smesso di ricordarmi i miei incubi ricorrenti, a circa 8-9 anni. Ho assistito a funzioni religiose regolarmente, con frequenza quasi settimanale, fin verso i 15 anni. Mi chiedo a che età smetterò di credere del tutto, o se qualcosa resisterà fino alla mia morte.


3. Quando si tratta di cultura pop, tendo ad odiare quello che è popolare al momento indipendentemente dalla sua qualità o valore effettivo. Alle elementari ero appassionatamente contrario a Pokemon, Aqua e Spice Girls. Alle medie imbastivo crociate d’odio per Harry Potter, gli Eiffel 65 e i cartoni animati giapponesi. Al liceo me la prendevo con Grande Fratello, Amici, O.C. e la tv berlusconiana in generale. Sarei perfetto per la pagina culturale di Repubblica.


4. Non ho un’alta opinione di me stesso eppure, per chissà quale motivo, spesso esibisco in pubblico un’espressione da “sto parlando con te solo per farti un favore”.


5. « Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta a chi dice altrimenti » è la mia citazione preferita di Kurt Vonnegut. A proposito, avete presente il discorso finale del film The Big Kahuna, una delle robe più postate, ripostate e vomitate online di sempre? Ecco, è una versione leggermente modificata di un vecchio discorso di Vonnegut. Uno può chiamarla citazione o tributo, ma resta sempre un plagio spudorato.


6. A proposito di plagi spudorati: non avendo ricevuto informazioni attendibili su nessuna specie di Dio, le persone dovrebbero accontentarsi di servire meglio che possono l’unica astrazione con cui abbiano una certa familiarità: le loro comunità.


7. Let’s stick together dei Roxy Music è una delle classiche canzoni che intono sotto la doccia. Quando mi annoio o sto aspettando qualcosa, suono nella mia testa Supermodel Sandiwich with Cheese di Terence Trent D’Arby.


8. Sono vegetariano da nove anni abbondanti, il che significa da quando ero un ragazzino. A quell’età, non avevo le inibizioni che molto spesso impediscono di raccontare con tutti i crismi le ragioni di una simile scelta; ero vegetriano da poco e mi interessava fare del proselitismo. Ora perlopiù mi irrito se qualcuno mi chiede il perchè della mia scelta alimentare, ma sbaglio: ogni occasione che mi danno per parlarne è una possibilità di condividere quella che ritengo la migliore decisione della mia vita.


9. Tra le cose che vorrei fare nella vita, mi piacerebbe scrivere la sceneggiatura per un film di fantascienza sull’Italia del futuro diretto da Paul Verhoeven.


10. Ci sono cose, frasi o formulette consolidate, che tendo a ripetere come un mantra quando dibatto di argomenti generici. Per esempio, mi capita spesso di dire che « la lotta per i diritti degli omosessuali è la battaglia più importante della nostra generazione, un pò come quella per i diritti civili degli afroamericani lo era in America negli anni ’60 ». Lo dico spesso, ma questo non vuol dire che pensi che i gay sono i nuovi negri. Anche scagliarsi contro le semplificazioni è una battaglia degna di essere combattuta.


11. Secondo me in ognuno di noi giace una convinzione inammissibile. La mia è che non vale la pena fare nulla più del necessario. Compreso vivere.


12. Se, nella mia vita, sarò riuscito a parlare del mondo di oggi e di domani in maniera efficace, avrò fatto un passo avanti per me stesso e per chi ha la pazienza di leggermi. Ma che io riesca o fallisca in questo proposito, non ci sarà alcuna differenza nel sistema di cui sono parte integrante, che arricchisco e proteggo ma che dichiaro di odiare. Sono un capitalista perchè non conosco altre vie; non ho i mezzi per tentare altre strade, ma so che questa è sbagliata.


13. I videogiochi fantasy e d’azione e i giochi di ruolo online alla WoW sono l’ambiente più dannatamente retrogrado che io abbia mai visto. È incredibile come categorie diverse dal bacino d’utenza standard – il maschio bianco – siano stereotipate e maltrattate: trovatemi un gay, lesbica, minoranza razziale o religiosa o (Dio ce ne scampi!)  donna che non siano caratterizzati come un’insopportabile macchietta.


14. Ogni capodanno, faccio lo stesso proposito per l’anno nuovo: guardare ad ogni centimetro della mia depressione come al genio di una creazione.


15. Avere un temperamento artistico ma non essere un artista è una bruttissima cosa, ma si applica perfettamente al sottoscritto.


16. Tifare Toro stressa il sistema nervoso più che fare il chirurgo, l’operatore di una centrale nucleare o l’Imperatore galattico. Ma ne vale la pena.


17. I giornalisti di cronaca non dovrebbero, in teoria, rivelare nulla di se stessi nei loro scritti. Io non comprendo il concetto di scrittore non creativo, perchè penso che in ogni pagina degna di nota debba trovarsi una qualche rivelazione, anche casuale o non intenzionale. Non è solo un puro elemento di stile, ma la buona creanza di avvertire il lettore sul tipo di persona con cui sta passando il proprio tempo. Mi chiedo dove stia il blogger, in questo scenario; probabilmente molto in basso.


18. Alla mia età non si può nemmeno rimproverare a se stessi una sconfitta. Troppo poca vita è andata sprecata, per rivendicare un qualsivoglia rimpianto. Una parabola esistenziale lunga poco più di vent’anni, ascendente o discendente che sia, è troppo corta ma al contempo troppo lunga per essere all’inizio di qualcosa: una perfetta via di mezzo nella quale stagnare come un esploratore che ha perso la rotta, o come uno scrittore che non sa più dove sia finito il suo personaggio.


19. A proposito, quanto è bella la parola “qualsivoglia”?


20. Secondo Darwin, la vita è una questione di adattamento e i troppo inetti o troppo inadeguati a stare al mondo sono destinati a estinguarsi. Possibile che la discriminante tra vita e morte, tra felicità, pienezza e fallimento sia solo il saper stare al mondo correttamente? Perchè, in questo caso, temo molto per me stesso: inciampo da tutte le parti, sono goffo e mi adatto a fatica.


21. Continua a sfuggirmi il piano generale. L’inizio della vita e il suo corso affascinante. Dovrei guardare il mondo non come masse, ma come insiemi di individualità. Una massa fa paura, un individuo invece è un’opera d’arte.


22. Penso che il sogno di un mondo nuovo sia nelle menti e stia a cuore ad un numero infinitamente piccolo di individui, e che i problemi più grossi del mondo siano causati da un numero altrettanto piccolo di persone. La giustizia sociale o l’idea di una minima ridistribuzione attraverso la rinuncia a quanto si ha in eccesso sono valori condivisi da quattro coglioni che potrebbero isolarsi in una comune e farebbero un favore a tutti. Il problema è che io sono d’accordo con loro.


23. Scrivere, anche scrivere cosette come questa, aiuta a dominare una personale visione della mia vita: non mi piace riguardare al passato se non come una storia da poter livellare e modificare a mio piacimento, se serve a farla funzionare con il senno di poi. Mi piace pensare ad un aneddoto, qualcosa di divertente o interessante che mi è capitato, e poi raccontarlo alterato in modo più o meno grave. Mi piace quando racconto di un’avventura banale che diventa particolare, e sentirmi dire che dovrei proprio metterla per iscritto.