sabato 17 novembre 2012

Odio ripetermi




Io odio ripetermi.
Io odio ripetermi.

Provo un’istintiva simpatia umana per chi investe energia, passione e intelletto al servizio di una battaglia di cui si è politicamente innamorato; a me capita sempre più di rado, proprio quando dovrei essere all’apice del mio istinto di militanza da ventitrenne italiano.

No, sul serio. I militanti e gli appassionati sono il mio genere preferito di essere umano; sto e starò sempre qualche passo più indietro di chi passa il suo tempo a combattere in nome di una causa.
Io non lo faccio abbastanza e sono in torto a priori.  La mia vita pubblica, in quanto “animale politico”, è compromessa dall’imbarazzo più estremo nei confronti di ogni singola istituzione esistente. Vorrei fare il vero cittadino e andare a votare coscienziosamente, ma poi faccio cazzate. Lo ammetto, faccio un sacco di cazzate.

Ho votato Di Pietro, per dirne una.

Esco di casa convinto di star facendo del bene e finisco con il contribuire ad eleggere Scilipoti in parlamento: mi tappo il naso in cabina elettorale accendendo un cero al dio del “meno-peggio”, e poi dal partito di cui ho ingrossato le fila si fanno arrestare perchè spendono soldi pubblici nel videopoker.
I leader di sinistra raccontano in tv che i loro modelli sono De Gasperi, Papa Giovanni e il Cardinal Martini.

Io ti capisco, Sinistra italiana. Se avessi continuato a seguire un’onda solo per il senso interiore che la mia vita trae nel farlo, a quest’ora starei pontificando anche io contro la Tav e contro gli ebrei. Sarei diventato un piccolo-borghese che va a cucinare alla cena pro-Hamas del centro sociale dietro l’angolo, e sarei tornato a casa tutto contento dopo aver sputato sulla parete di una sinagoga.
Magari prima o poi avrei elaborato il coraggio per votare Grillo, e il cerchio si sarebbe chiuso.

Però adesso basta. La comprensione umana nei confronti di chi mette da parte la lucidità e la moderazione in nome di una causa di cui è profondamente innamorato finisce nel preciso istante in cui comincia il razzismo. Lo stesso terreno culturale che una volta produceva partigiani, liberatori, padri fondatori della Costituzione, intellettuali straordinari e grandi letterati, premi nobel, scienziati... adesso partorisce terrificanti sentimenti di violenza e odio che sfocia nel razziale, manifestazioni di solidarietà a entità e istituzioni di cui non si conosce una virgola.
Nessuno dovrebbe leggere in maniera univoca la questione palestinese, nemmeno i più grandi politologi sulla faccia della terra. In particolare, nessuno che non sia certo di avere inequivocabili e indiscutibili strumenti per farlo, può permettersi di parlare in nome di Gaza.

Voi non siete Gaza.

Siete il prodotto di vent’anni di vuoto politico, che vi ha ridotti ad estremi di cui non concepite neanche la gravità. Nessuno rifiuta un assist per gonfiare l’opinione pubblica della più banale e retorica isteria sociale, quella degli studenti che fanno a botte con i poliziotti, e voi lo impacchettate al servizio di chi pensate di stare combattendo.
Una delle peggiori colpe del berlusconismo è l’aver trasformato la politica in tifo da stadio, ma in questo la politica italiana è straordinariamente bipartisan: non solo per quanto riguarda il “forza Silvio!” o “Berlusconi merda!”, ma anche per cori più psicologicamente devastanti e imperdonabili.
I discorsi su Israele, ad esempio, sono la più grave espressione di questa tendenza. Una visione manichea, che si limita a odiare gli arabi o gli ebrei a seconda delle preferenze, distrugge ogni ideale per il quale i veri “eroi” della sinistra italiana si sono battuti.

Israele va criticato; le colpe dei bombardamenti e dei morti di Gaza vanno imputate prima di tutto a chi innesca il detonatore. I governi e i suoi elettori sono i principali responsabili delle stragi dei palestinesi. 
Per di più, il rapporto di morti, di sangue versato e di condizioni disumane di vita è sbilanciato dalla parte dei più poveri e di chi ha meno risorse per fuggire dalla propria realtà. Ma se anche il rapporto fosse di mille morti a dieci (e non credo che lo sia), questo renderebbe le dieci morti vittime di serie B?
Il problema non è l’astenersi dal criticare Israele, che è sacrosanto e doveroso: il problema è la completa delegittimazione del diritto all’esistenza di Israele. Se si sbandiera la propria convinzione che “Israele non deve esistere”, si passa ad un tale livello di estremismo violento che non si è nemmeno più dalla parte delle vittime palestinesi: si è semplicemente manipolati dal desiderio di avere un nemico chiaro e distinto da combattere, e si fa il male di ogni singola parte in causa.

Puoi criticare un governo, ma non puoi mai predicare odio verso un popolo o una nazione. Israele non è uno Stato-canaglia più di quanto lo siano l’Italia, gli Stati Uniti o la Francia e noi italiani “di sinistra” dovremmo saperlo più di tutti. Dovremmo comprendere fino in fondo la contraddizione esistenziale che nasce dall’amare un luogo, una storia e un popolo e nell’essere devastati dalla vergogna pensando al suo governo e allo stato delle sue istituzioni.

Odio ripetermi, ma ancora oggi, dopo tutti i “a morte Israele” letti e uditi, mantengo intatta la mia più grande stima verso chi si batte per qualcosa. A prescindere dall’esercito in cui ci si è arruolati, si è già fatto più di quanto potrei fare io, che ho sempre paura di diventare una voce in un coro. Scegliere di non essere dichiaratamente filo-palestinesi, scegliere di non parlare in nome di Gaza o di fare propaganda per Hamas, significa fare parte di una minoranza all’interno di un’altra minoranza; dal mio punto di vista, un posto in cui vale sempre la pena di sedersi.
Non smetterò mai di apprezzare chi passa la propria vita a crederci veramente. Anche io vorrei crederci veramente, ma non sarò mai disposto a spegnere le spie del rispetto verso un popolo e verso uno Stato con istituzioni democratiche.

Persino l’Italia è uno Stato con istituzioni democratiche. Abbiamo Di Pietro, Bersani, Grillo e Vendola e qualcun altro ha Nethanyau che tenta di farsi rieleggere a forza di morti. Ognuno ha le sue disgrazie e noi italiani di sinistra godiamo di una certa reputazione in proposito. Abbiamo la tendenza a diventare noi stessi la nostra più grande disgrazia, ed è una tendenza alimentata tanto dallo sciagurato asservimento e corruzione dei nostri rappresentanti quanto dall’odio anti-israeliano che molti di noi amano ostentare.  

3 commenti:

  1. Ti stimo davvero tanto. Soprattutto alla frase: "Lo stesso terreno culturale che una volta produceva partigiani, liberatori, padri fondatori della Costituzione, intellettuali straordinari e grandi letterati, premi nobel, scienziati... adesso partorisce terrificanti sentimenti di violenza e odio che sfocia nel razziale, manifestazioni di solidarietà a entità e istituzioni di cui non si conosce una virgola". Hai riassunto il mio pensiero.

    RispondiElimina
  2. ma cosa sta succedendo? mi stanno commentando!

    RispondiElimina
  3. grazie Paola.

    e ho dato un occhiata al tuo blog, complimenti!

    RispondiElimina